
“Tutti ridono di ‘Buen Camino’. Ma qualcuno ha notato che è sempre lo stesso film?”😱
- Redazione

- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Buen Camino non è un film.
È un rito collettivo. Si entra in sala sapendo già cosa succederà, si ride nei punti giusti, si esce convinti di aver visto qualcosa di “intelligente” perché ogni tanto si parla di temi seri. Tutto perfetto. Troppo.
Checco Zalone non è più un comico: è una zona di comfort nazionale. Un anestetico culturale che permette al pubblico di sentirsi furbo mentre ride delle proprie stesse contraddizioni, senza mai metterle davvero in discussione. La battuta arriva, la coscienza è salva, il biglietto è stato speso bene.
Il gossip più crudele che circola sottovoce è questo: Buen Camino sembra scritto non per raccontare qualcosa, ma per non perdere nessuno spettatore per strada. Ogni spigolo viene smussato, ogni possibile rischio trasformato in ammiccamento. La satira non morde: accarezza. E chiede pure scusa.
Il politicamente scorretto, marchio storico di Zalone, qui appare come un animale in gabbia: fa un po’ di rumore, ma non spaventa più nessuno. È calibrato, sterilizzato, pronto per essere condiviso senza imbarazzo a pranzo con la famiglia.
E la cosa più provocatoria?
Funziona.
Perché Buen Camino non prende in giro l’italiano medio: lo coccola. Gli dice che va tutto bene così, che ridere di certi problemi è già abbastanza, che riflettere un po’ — ma non troppo — è un grande atto di coraggio.
Il film non fallisce artisticamente. Si rifiuta proprio di tentare. È cinema che cammina sempre sul sentiero più battuto, guardando bene di non uscire dal solco che porta dritto al botteghino.
Alla fine, la provocazione vera non è nel film, ma nella domanda che lascia sospesa:
se questo è il massimo che chiediamo a una delle figure più potenti del nostro cinema comico… di chi è davvero la colpa?
Buen Camino passa.
Zalone incassa.
Il cinema italiano resta fermo.
E tutti, come sempre, ridono.
Redazione




Commenti