
“Il solito Natale all’italiana: ipocrisia sotto l’albero”😱😱😱
- Redazione

- 3 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Anche quest’anno il Natale in Italia è passato come passa sempre: con grandi proclami di pace, amore e famiglia, e con risultati molto più modesti. Un Paese che per undici mesi litiga su tutto — politica, calcio, vaccini, migranti, perfino sul prezzo del caffè — a dicembre finge improvvisamente di essere un grande presepe unito. Finge, appunto.
Le città si sono riempite di luci spettacolari, spesso più costose che belle, mentre sotto quelle stesse luci aumentavano le serrande abbassate e le persone che facevano i conti con un carrello sempre più vuoto. Il Natale “della ripresa” è stato raccontato ovunque, ma nei portafogli di molti la ripresa si è vista poco. I prezzi sono saliti, gli stipendi no, e la magia natalizia ha dovuto arrangiarsi con il pagamento a rate.
Nei supermercati si è combattuta la solita guerra silenziosa: chi riempiva i carrelli come se l’apocalisse fosse dietro l’angolo e chi faceva calcoli degni di un commercialista per permettersi pandoro, spumante e magari un regalo decente. Perché a Natale bisogna essere felici, anche se non ce lo si può permettere.
Le famiglie si sono ritrovate attorno a tavole sempre più tese. Dopo l’antipasto sono partite le domande scomode: “Quando trovi un lavoro vero?”, “Quando ti sistemi?”, “Perché non hai figli?”. Il tutto condito da sorrisi forzati e dalla promessa di volersi bene “almeno oggi”, come se la gentilezza fosse una concessione stagionale.
La politica, ovviamente, non si è fermata neppure a Natale. Tra messaggi istituzionali pieni di buoni sentimenti e polemiche mai sopite, anche la festa più simbolica è diventata terreno di scontro. Perché in Italia si può discutere di tutto, pure del presepe.
E così il Natale se n’è andato, lasciando dietro di sé carta regalo strappata, avanzi nel frigo e una certa stanchezza collettiva. Le luci si spengono, i buoni propositi evaporano e il Paese torna quello di sempre: diviso, nervoso, ma stranamente convinto che “l’anno prossimo andrà meglio”.
Come ogni Natale, del resto.
Redazione




Commenti